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Biossido di titanio: rischi, normativa e prevenzione nei luoghi di lavoro

26/08/2026

Cosa sapere sul TiO₂, sull’esposizione professionale alle polveri e sulle misure di prevenzione da adottare in azienda

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Il biossido di titanio (TiO₂) è una sostanza molto diffusa in ambito industriale, utilizzata in numerosi prodotti e processi grazie alle sue caratteristiche chimico-fisiche, alla stabilità e all’elevato potere coprente. Si presenta generalmente come una polvere bianca molto fine e può essere impiegato, ad esempio, nella produzione di vernici, rivestimenti, materie plastiche, carta, cosmetici e altri prodotti industriali. Proprio la sua ampia diffusione rende importante valutarne correttamente gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori, soprattutto nei processi che possono determinare la formazione e la dispersione di polveri aerodisperse. Negli ultimi anni il biossido di titanio è stato inoltre al centro di un articolato percorso scientifico e normativo, culminato nell’annullamento della sua classificazione armonizzata come cancerogeno di categoria 2 per inalazione. Questo non significa, tuttavia, che il rischio professionale possa essere trascurato.

 

Biossido di titanio e classificazione CLP: cosa è successo

Nel 2020, attraverso il Regolamento delegato (UE) 2020/217, il biossido di titanio in polvere contenente almeno l’1% di particelle con diametro aerodinamico pari o inferiore a 10 μm era stato classificato come cancerogeno di categoria 2 per inalazione, con indicazione di pericolo H351. La classificazione era stata introdotta sulla base delle valutazioni disponibili in quel momento, ma era stata successivamente contestata da diverse imprese e associazioni del settore. Nel novembre 2022 il Tribunale dell’Unione europea ne aveva disposto l’annullamento, rilevando criticità nella valutazione delle evidenze scientifiche utilizzate. La vicenda si è conclusa il 1° agosto 2025, quando la Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto gli appelli presentati contro la decisione del Tribunale, confermando definitivamente l’annullamento della classificazione armonizzata del TiO₂ come Carc. 2 per inalazione. Dal punto di vista della gestione della sicurezza sul lavoro, però, questo passaggio non elimina la necessità di valutare attentamente le condizioni nelle quali la sostanza viene utilizzata.

 

Il biossido di titanio è pericoloso per la salute?

Le evidenze scientifiche disponibili sul TiO₂ sono complesse e non sempre concordanti. Gli effetti osservati possono dipendere da diversi fattori, tra cui:

  • dimensione delle particelle;
  • forma e struttura cristallina;
  • caratteristiche della superficie;
  • concentrazione delle polveri;
  • durata e modalità dell’esposizione.

Particolare attenzione viene riservata alle particelle fini e nanometriche, che possono presentare caratteristiche biologiche differenti rispetto alle particelle di dimensioni maggiori. Alcuni studi sperimentali hanno evidenziato possibili fenomeni di stress ossidativo, infiammazione e danno cellulare. Gli studi epidemiologici condotti sui lavoratori esposti hanno invece restituito risultati meno uniformi e non hanno permesso di stabilire con certezza una relazione diretta tra esposizione professionale al biossido di titanio e sviluppo di tumore polmonare. Il quadro scientifico rimane quindi oggetto di approfondimento.

 

Dove può verificarsi l’esposizione professionale al TiO₂

In ambito lavorativo, la principale via di esposizione è l’inalazione delle polveri. Il rischio può essere maggiore durante tutte quelle attività che favoriscono la dispersione del materiale nell’ambiente, come la pesatura, la miscelazione, la macinazione, il confezionamento o la movimentazione di prodotti in polvere. Anche le attività di manutenzione e pulizia devono essere considerate con attenzione. L’utilizzo di sistemi che sollevano nuovamente la polvere depositata sulle superfici può infatti aumentare significativamente la concentrazione di particelle nell’aria e, di conseguenza, l’esposizione dei lavoratori. La valutazione non dovrebbe quindi concentrarsi esclusivamente sulla classificazione della sostanza, ma sulle effettive modalità di utilizzo all’interno del processo produttivo.

 

Come gestire il rischio da biossido di titanio in azienda

Una corretta gestione del rischio deve partire dalla prevenzione dell’esposizione. Quando possibile, è necessario intervenire direttamente sul processo per limitare la formazione e la dispersione delle polveri. Tra le principali misure possono rientrare il confinamento delle lavorazioni polverose, l’automazione di alcune attività, l’utilizzo di sistemi di aspirazione localizzata e una corretta ventilazione degli ambienti. Anche le procedure di pulizia devono essere organizzate in modo da evitare, per quanto possibile, la risospensione delle particelle. Quando le misure tecniche e organizzative non consentono di ridurre sufficientemente l’esposizione, è necessario individuare dispositivi di protezione delle vie respiratorie adeguati, sulla base delle caratteristiche dell’attività e dei risultati della valutazione del rischio. Può inoltre essere utile effettuare il monitoraggio delle polveri aerodisperse, soprattutto nei processi nei quali il TiO₂ viene manipolato frequentemente o in quantità significative.

 

Il ruolo della formazione dei lavoratori

Anche la formazione rappresenta un elemento fondamentale nella gestione dell’esposizione. I lavoratori che utilizzano o manipolano prodotti contenenti biossido di titanio devono conoscere le corrette modalità di movimentazione, stoccaggio e pulizia, oltre alle procedure da adottare per limitare la dispersione delle polveri. Una corretta informazione permette infatti di ridurre comportamenti che potrebbero aumentare inutilmente l’esposizione e di rendere più efficaci le misure di prevenzione introdotte dall’azienda.

 

Perché l’annullamento della classificazione non elimina il rischio

Il caso del biossido di titanio mostra chiaramente come classificazione normativa e valutazione del rischio professionale non siano la stessa cosa. L’annullamento della classificazione armonizzata come cancerogeno di categoria 2 modifica il quadro regolatorio, ma non significa che ogni esposizione al TiO₂ possa essere considerata irrilevante. Per il datore di lavoro resta quindi fondamentale valutare concretamente come la sostanza viene utilizzata, verificare la presenza di polveri aerodisperse e adottare misure di prevenzione proporzionate all’esposizione effettiva. In assenza di un valore limite nazionale specifico per il biossido di titanio, è opportuno mantenere un approccio cautelativo, intervenendo sulla riduzione delle polveri alla fonte, sull’organizzazione delle attività, sull’efficacia dei sistemi di aspirazione e sulla formazione dei lavoratori.

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