LA FORMAZIONE DEI DIPENDENTI È PARTE INTEGRANTE DEL WELFARE AZIENDALE

24/07/2019

LA FORMAZIONE DEI DIPENDENTI È PARTE INTEGRANTE DEL WELFARE AZIENDALE
I servizi di istruzione per l’occupabilità dei dipendenti a rischio fanno parte del welfare aziendale. A stabilirlo è l’Agenzia delle Entrate, che ha specificato che se un datore di lavoro offre tra i servizi di welfare aziendale iniziative di riqualificazione professionale per i propri dipendenti a maggior rischio di non impiegabilità e di fragilità sociale, tale percorso di formazione non concorre al formare il reddito imponibile per i beneficiari.
 
A porre la domanda all’Agenzia era stata precedentemente, una società che chiedeva il corretto trattamento fiscale da utilizzare in caso in cui venga messo a disposizione di determinati dipendenti un percorso di formazione, apprendimento e aggiornamento professionale. 
 

Il “percorso occupabilità”

Quello a cui faceva riferimento la società è proprio quello che viene chiamato “percorso occupabilità”, volto a migliorare la quantità e la qualità delle competenze, delle conoscenze e delle capacità dei lavoratori, al fine di potenziare la loro possibilità di avere un lavoro anche nel futuro. 
 
Allo stesso gruppo di dipendenti viene poi anche offerto un piano di welfare comprendete le spese di trasporto pubblico. Ma ne parleremo più avanti. 
 

Chi sono i lavoratori che ne possono beneficiare

Ma chi sono i lavoratori che possono usufruire di questo tipo di welfare aziendale? La domanda della società che ha creato il precedente, riguardava in particolare il fatto che tale gruppo di dipendenti potesse o no essere considerato una categoria omogenea ai sensi dell’art. 51, comma 2. Stiamo parlando di quei lavoratori per cui il valore del “percorso occupabilità” potesse rientrare nei servizi del Tuir ed essere escluso dalla base imponibile per i beneficiari.
 
L’Agenzia delle Entrate specifica quindi che costituiscono reddito di lavoro dipendente tutte le somme corrisposte, anche a titolo di rimborso spese, al lavoratore in ragione del suo status di dipendente. Salvo quanto statuito dai commi 2 eseguenti in cui si elencano tassativamente le somme e i valori percepiti, che in tutto o in parte sono esclusi, ma solo nel caso siano messi a disposizione della generalità dei dipendenti o di «categorie di dipendenti”.
 

Quali categorie di dipendenti sono idonei

Come “categorie”, in questo caso, non possono intendersi soltanto quelle previste dal codice civile, ovvero dirigenti, operai ecc. Ma vengono considerate categorie ben precise anche quelle che vedono al loro interno tutti i lavoratori inquadrati nello stesso modo, per esempio gli operai del turno di notte. Questo a patto che tali inquadramenti siano sufficienti a impedire, almeno in senso teorico, che siano concesse erogazioni ad personam in esenzione totale o parziale da imposte. 
 
Si afferma dunque che può configurarsi come “categoria di dipendenti” l'insieme di lavoratori che avendo convertito, in tutto o in parte, il premio di risultato in welfare ricevono una quantità di welfare aggiuntivo rispetto al valore del premio, in ragione del risparmio contributivo di cui a seguito di tale scelta beneficia il datore di lavoro.


Tra i benefit anche il trasporto pubblico

Nella risposta dell’Agenzia delle Entrate viene anche precisato che l’esclusione dal reddito prevista per gli abbonamenti al trasporto pubblico a carico del datore di lavoro, si applica anche quando l’abbonamento è destinato a un famigliare del dipendente.
 
Lo stesso potrà fare abbonamenti al trasporto pubblico, a livello locale, regionale e interregionale, a patto che lo stesso risulti fiscalmente a carico del lavoratore