CAMPI ELETTROMAGNETICI: COME METTERSI IN SICUREZZA

02/09/2019

CAMPI ELETTROMAGNETICI: COME METTERSI IN SICUREZZA
Quali rischi corrono i lavoratori esposti a campi elettromagnetici? Quali effetti sulla salute ci possono essere e quali sono i soggetti più sensibili?
Il Decreto legislativo del 01 agosto 2016, n. 159 contiene le disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici). Viste le importanti novità introdotte dal decreto è stato necessario un adeguamento delle aziende e dei lavoratori
 
A cercare di rispondere alle domande precedenti è, invece, un nuovo documento redatto dal Coordinamento per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome in collaborazione con l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
 
 

Quali sono gli effetti sulla salute e sulla sicurezza?

I campi elettromagnetici “possono causare due diversi tipi di effetti noti potenzialmente dannosi per la salute e la sicurezza: effetti biofisici diretti ed effetti indiretti”. E gli effetti biofisici diretti “sono quelli derivanti da un’interazione dei campi con i tessuti del corpo e possono essere di natura termica o non termica. Si tratta di effetti a soglia in quanto si verificano solo al di sopra di determinati livelli di esposizione e sono prevenuti rispettando i Valori Limite di Esposizione (VLE) fissati dal D.lgs. 81/08 Titolo VIII Capo IV e s.m.i”.
 
Questa la risposta proposta dal gruppo di lavoro formato da Alessandro Polichetti (coordinatore), Oscar Argentero, Lorenzo Bordini, Giovanni Calcagnini, Federica Censi, Giovanni De Vito, Carlo Grandi, Eugenio Mattei e Giorgio Miscetti. 
 
 

Quali effetti indiretti la normativa vuole prevenire?

interferenze con attrezzature e altri dispositivi medici elettronici;
interferenze con attrezzature o dispositivi medici impiantabili attivi, ad esempio stimolatori cardiaci e defibrillatori;
interferenze con dispositivi medici portati sul corpo, ad esempio pompe per l’infusione di farmaci;
interferenze con dispositivi impiantati passivi, ad esempio protesi articolari, chiodi, fili o piastre di metallo;
effetti su schegge metalliche, tatuaggi, body piercing e body art;
rischio di proiezione di oggetti ferromagnetici non fissi in un campo magnetico statico;
innesco involontario di detonatori;
innesco di incendi o esplosioni a causa di materiali infiammabili o esplosivi;
scosse elettriche o ustioni dovute a correnti di contatto che si verificano quando, in presenza di un campo elettromagnetico, il corpo umano entra in contatto con un oggetto a diverso potenziale elettrico.

Alcuni di questi effetti, catalogati come indiretti, possono insorgere già a livelli di esposizione inferiori a quelli in grado di indurre gli effetti biofisici diretti e possono avere conseguenze anche gravi sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.
 

Chi sono i soggetti più a rischio?

Ci sono gruppi di lavoratori che si possono considerare più a rischio di altri. Questi lavoratori potrebbero non essere protetti adeguatamente pur rispettando i Valori Limite di Esposizione e dei Valori di Azione stabiliti dal D.lgs. 81/08 e s.m.i.
 
Gli stessi devono infatti essere tutelati adeguatamente mediante il rispetto dei requisiti di protezione specificati per la popolazione nella Raccomandazione Europea 1999/519/CE, salvo alcune eccezioni.
Il documento riporta una tabella indice di questi soggetti, anche se non troppo esaustiva, che vi elenchiamo qui: 
lavoratori che portano dispositivi medici impiantati attivi (stimolatori cardiaci, defibrillatori, neurostimolatori…)
lavoratori che portano dispositivi medici impiantati passivi contenenti metallo (protezioni articolari, chiodi, piastre, protesi…)
lavoratori portatori di dispositivi medici indossati sul corpo (pompe esterne per infusione di ormoni)
lavoratrici in gravidanza